Fisioterapia digitale nell’ambito dei servizi al paziente: cos’è, come funziona e vantaggi della tele-riabilitazione

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Alla luce delle recenti innovazioni tecnologiche, la fisioterapia digitale si è affermata come una delle evoluzioni più rilevanti nel campo della riabilitazione. Grazie a strumenti di tele-riabilitazione, monitoraggio remoto e soluzioni di digital health, oggi è possibile estendere il trattamento oltre la seduta tradizionale, migliorando la continuità terapeutica e l’aderenza agli esercizi. In questo contesto, la fisioterapia digitale rappresenta un importante supporto nell’evoluzione dei servizi al paziente, contribuendo a rendere i percorsi di cura più accessibili, personalizzati e continuativi.

Secondo la International Association for the Study of Pain (IASP), tecnologie come tele-riabilitazione, mobile health e sistemi di monitoraggio remoto rappresentano strumenti promettenti per supportare l’accesso alle cure, il coinvolgimento del paziente e la continuità assistenziale.1 Parallelamente, alcune pubblicazioni scientifiche indicano che la valutazione fisioterapica digitale può resultar comparabile a quella in presenza, mostrando per alcune valutazioni livelli simili di validità e affidabilità.2

La fisioterapia digitale si sta affermando come un modello integrativo capace di supportare sia i professionisti sanitari sia le strutture che desiderano offrire servizi al paziente sempre più efficaci, continui e orientati alle esigenze individuali, attraverso percorsi riabilitativi personalizzati e misurabili.

CONTINUITÀ TERAPEUTICA NELLA FISIOTERAPIA: PERCHÉ È FONDAMENTALE PER IL RECUPERO

Uno dei principali limiti della fisioterapia tradizionale è la difficoltà nel mantenere continuità tra una seduta e l’altra. Nei percorsi riabilitativi, soprattutto in ambito neurologico, ematologico (emofilia), oncologico e cardiologico, il paziente esegue esercizi con una frequenza limitata, spesso senza un monitoraggio costante.  Se nei pazienti neurologici la ripetizione costante del movimento gioca un ruolo chiave nell’attivazione dei processi di neuroplasticità e nel recupero funzionale, anche nei percorsi ematologici, oncologici e cardiologici la continuità degli esercizi e il monitoraggio dell’aderenza terapeutica sono aspetti fondamentali per favorire il recupero e il mantenimento dei benefici ottenuti.

La fisioterapia digitale e la riabilitazione da remoto rispondono a questa esigenza, permettendo al paziente di proseguire il trattamento a domicilio e favorendo la continuità e il monitoraggio dell’esecuzione degli esercizi.1

Un ulteriore aspetto critico è l’aderenza terapeutica. Molti pazienti, pur ricevendo indicazioni corrette, faticano a mantenere continuità nel tempo. Le piattaforme digitali aiutano a colmare questo gap attraverso reminder, monitoraggio e feedback, pur con alcune barriere legate a usabilità e accesso tecnologico.3

COS’È LA FISIOTERAPIA DIGITALE: TECNOLOGIE, STRUMENTI E APPLICAZIONI

Quando si parla di fisioterapia digitale, si fa riferimento a un insieme integrato di tecnologie progettate per supportare il percorso riabilitativo.

Le soluzioni più semplici utilizzano librerie video con esercizi guidati e reminder automatici, consentendo al fisioterapista di verificare frequenza e continuità dell’attività svolta dal paziente.4

Le tecnologie più evolute integrano:

  • tele-riabilitazione e videoconsulti;
  • monitoraggio remoto del paziente;
  • sistemi di motion tracking;
  • analisi del movimento tramite telecamere;
  • biofeedback in tempo reale;
  • raccolta di dati funzionali e cinematici.

Questi strumenti permettono di raccogliere informazioni utili alla valutazione funzionale, come range of motion, angoli articolari e qualità dell’esecuzione motoria.

Sebbene alcuni aspetti della valutazione fisica siano più difficili da eseguire a distanza, la fisioterapia digitale mostra una validità e affidabilità da accettabili a eccellenti e, per molte componenti, risultati comparabili alla valutazione in presenza per dolore, funzionalità e test standardizzati.2

FISIOTERAPIA DIGITALE E PERSONALIZZAZIONE: COME MIGLIORARE I RISULTATI RIABILITATIVI

Uno degli aspetti più innovativi della fisioterapia digitale riguarda la possibilità di integrare biofeedback in tempo reale durante l’esecuzione degli esercizi. Alcuni sistemi utilizzano segnali visivi e uditivi per aiutare il paziente a correggere il movimento durante la seduta domiciliare, favorendo consapevolezza motoria e coinvolgimento attivo.

La raccolta di dati sul comportamento motorio del paziente permette inoltre di personalizzare quantità, intensità e tipologia degli esercizi in funzione del distretto corporeo coinvolto, della patologia e dell’evoluzione clinica osservata nel tempo:

  • In ambito neurologico, la personalizzazione assume un ruolo particolarmente rilevante. I programmi riabilitativi possono integrare approcci differenti, come strategie top-down basate su stimoli cognitivi e attentivi oppure approcci bottom-up fondati sul feedback sensoriale e propriocettivo, adattando il percorso alle specifiche necessità del paziente.5
  • In ambito oncologico, la fisioterapia digitale può contribuire a contrastare la fatigue correlata alla malattia, supportare il recupero funzionale e favorire l’aderenza all’esercizio fisico. Inoltre, programmi personalizzati possono aiutare nella gestione degli effetti collaterali delle terapie, come alterazioni dell’equilibrio, neuropatie periferiche e limitazioni della mobilità.
  • In ambito cardiologico, la personalizzazione consente di adattare l’attività fisica alle capacità residue del paziente, monitorando la risposta agli esercizi e promuovendo il mantenimento della forza muscolare e dell’autonomia funzionale. In condizioni particolarmente complesse, come l’amiloidosi cardiaca, l’obiettivo è quello di migliorare l’efficienza muscolare e respiratoria senza sovraccaricare il sistema cardiovascolare.
  • In ambito ematologico, in particolare nell’emofilia, gli strumenti digitali consentono di monitorare l’esecuzione degli esercizi e l’evoluzione funzionale nel tempo, supportando programmi personalizzati finalizzati al mantenimento della mobilità articolare, al miglioramento della forza muscolare, della propriocezione e del controllo motorio e alla prevenzione del danno articolare cronico associato agli emartri ricorrenti.

TELE-RIABILITAZIONE: COME FUNZIONA IL MODELLO IBRIDO TRA DIGITALE E PRESENZA

La fisioterapia digitale non sostituisce la fisioterapia tradizionale, ma ne amplia le possibilità operative. Il rapporto diretto con il fisioterapista continua a essere centrale, sia nella valutazione clinica sia nella costruzione dell’alleanza terapeutica.

Il modello che sta emergendo è un approccio ibrido, in cui sedute in presenza e strumenti digitali si integrano per aumentare frequenza terapeutica, continuità di cura e coinvolgimento del paziente.3

La tele-riabilitazione può supportare il paziente nei periodi tra una seduta e l’altra, favorendo continuità operativa, monitoraggio e personalizzazione del percorso.1

Anche la letteratura evidenzia come gli strumenti digitali in fisioterapia possano supportare il trattamento attraverso il monitoraggio, il supporto remoto e il supporto all’esercizio domiciliare, favorendo il coinvolgimento attivo del paziente.3

IL FUTURO DELLA FISIOTERAPIA DIGITALE NEI SERVIZI AL PAZIENTE

La fisioterapia digitale è destinata a diventare una componente sempre più centrale nei percorsi riabilitativi, grazie all’integrazione tra tecnologia e competenze cliniche.

L’evoluzione delle piattaforme di digital health, del monitoraggio remoto e dei sistemi di analisi del movimento porterà a percorsi sempre più personalizzati, adattivi e orientati ai risultati.

In questo scenario, la tele-riabilitazione non rappresenta solo un’innovazione tecnologica, ma anche uno strumento per supportare la continuità assistenziale, favorire il coinvolgimento attivo della persona in cura e contribuire al miglioramento degli outcome clinici nell’ambito dei servizi al paziente.

 


Bibliografia

  1. International Association for the Study of Pain (IASP). Innovations in physiotherapy and digital health [Internet]. Washington (DC): IASP; [cited 2026 May 13]. Available from: https://www.iasp-pain.org/resources/fact-sheets/innovations-in-physiotherapy-and-digital-health/
  2. Bernhardsson S, Larsson A, Bergenheim A, Ho-Henriksson CM, Ekhammar A, Lange E, Larsson MEH, Nordeman L, Samsson KS, Bornhöft L. Digital physiotherapy assessment vs conventional face-to-face physiotherapy assessment of patients with musculoskeletal disorders: A systematic review. PLoS One. 2023 Mar 21;18(3):e0283013.
  3. Keel S, Schmid A, Keller F, Schoeb V. Investigating the use of digital health tools in physiotherapy: facilitators and barriers. Physiother Theory Pract. 2023 Jul 3;39(7):1449-1468.
  4. Kulnik ST, Böhm B, Höppchen I, Lindner A, Seiringer L, Wurhofer D, Otto F, Wipfler P. Mobile Health Technology in Physiotherapy and Occupational Therapy for People with Multiple Sclerosis: An Exploratory Field Study. Stud Health Technol Inform. 2025 Apr 24;324:16-26.
  5. Morone G, Spitoni GF, De Bartolo D, Ghanbari Ghooshchy S, Di Iulio F, Paolucci S, Zoccolotti P, Iosa M. Rehabilitative devices for a top-down approach. Expert Rev Med Devices. 2019 Mar;16(3):187-195.

Monitoraggio dei pazienti da remoto: come migliora il follow-up e la continuità di cura

Tempo di lettura: 4 minuti

L’evoluzione dei modelli di assistenza sanitaria sta attribuendo un ruolo crescente al monitoraggio da remoto dei pazienti, soprattutto nei percorsi di gestione delle patologie croniche o complesse e nelle fasi di follow-up.

La crescente diffusione delle tecnologie in ambito sanitario permette non solo di trasmettere dati clinici a distanza, tramite dispositivi di telemonitoraggio, ma anche di attivare modalità di assistenza continuativa attraverso strumenti di monitoraggio da remoto basati sull’interazione diretta con professionisti sanitari1,2.

Queste modalità trovano applicazione anche nei Patient Support Program (PSP), dove il monitoraggio da remoto, gestito da personale sanitario, contribuisce a rafforzare il follow-up clinico e a supportare la gestione della terapia e il trattamento nel tempo.

MONITORAGGIO DA REMOTO E CONTINUITÀ DI CURA NEI PSP

Uno dei principali limiti dei modelli tradizionali di follow-up riguarda infatti la natura episodica del monitoraggio clinico, che può rendere più difficile individuare tempestivamente eventuali cambiamenti nelle condizioni del paziente.

Il monitoraggio da remoto consente, invece, di garantire la continuity of care, superando le barriere fisiche, geografiche e organizzative, facilitando la relazione tra paziente e sistema di cura1,2.

In tale contesto, gli strumenti di monitoraggio da remoto rappresentano una soluzione particolarmente efficace quando inseriti in un programma strutturato e gestito da professionisti sanitari. Questi ultimi possono osservare il paziente, valutarne le condizioni cliniche, verificare l’aderenza alla terapia e fornire indicazioni personalizzate (patient centered medicine3), mantenendo una relazione continuativa anche a distanza.

Il monitoraggio da remoto combina modalità di interazione diretta a dispositivi di telemonitoraggio — come wearable, sensori indossabili e apparecchi portatili — che consentono di raccogliere parametri fisiologici quali pressione arteriosa, frequenza cardiaca, livelli glicemici e attività fisica4.

I dati rilevati vengono trasmessi a una piattaforma digitale dedicata e resi immediatamente accessibili ai clinici, integrando le informazioni raccolte e supportando una valutazione più completa e tempestiva delle condizioni del paziente anche nell’ottica della prevenzione di eventi clinici.

I BENEFICI DEL MONITORAGGIO DA REMOTO PER PAZIENTI E PROFESSIONISTI SANITARI

L’introduzione di modelli di monitoraggio da remoto può generare benefici significativi per tutti gli attori coinvolti.

Per i pazienti, la possibilità di essere seguiti a distanza attraverso contatti strutturati riduce la necessità di spostamenti verso le strutture sanitarie, facilitando la gestione quotidiana della terapia e/o del trattamento e migliorando l’aderenza. La presenza di un riferimento costante contribuisce, inoltre, a rafforzare la fiducia nel percorso di cura.

Per i professionisti sanitari, la disponibilità di informazioni cliniche raccolte in modo continuativo — integrate tra dati oggettivi e osservazioni derivanti dalle interazioni con il paziente — permette una visione più completa dell’andamento della patologia e supporta decisioni cliniche più tempestive2.

Questi modelli possono inoltre contribuire a ridurre il ricorso ai ricoveri ospedalieri e al numero di visite in presenza, mantenendo al tempo stesso elevati livelli di sicurezza per i pazienti1.

PIATTAFORME DIGITALI E ORGANIZZAZIONE DEI SERVIZI DI ASSISTENZA

Il monitoraggio da remoto si basa su piattaforme digitali dedicate, che integrano la raccolta dei dati clinici con strumenti di interazione tra pazienti e professionisti sanitari1.

Queste piattaforme rappresentano uno strumento centrale per consentire alle figure coinvolte nel percorso di cura di seguire attivamente il paziente e prevenire e intercettare eventuali criticità1,2. A supporto di queste attività, possono essere integrate anche funzionalità come chatbot o assistenti virtuali2, utili per fornire informazioni di primo livello e migliorare l’accessibilità dei servizi, ad esempio potenziando il contact center infermieristico anche al di fuori degli orari tradizionali.

L’obiettivo di queste soluzioni non è sostituire il lavoro dei professionisti sanitari, ma supportarne l’attività, rendendo più efficiente la gestione delle interazioni e dei bisogni dei pazienti.

Le stesse piattaforme consentono di condividere le informazioni cliniche raccolte tra i diversi professionisti coinvolti nel percorso di cura, facilitando il coordinamento tra le figure sanitarie2.

MONITORAGGIO DA REMOTO E GESTIONE MULTIDISCIPLINARE DEL PAZIENTE

La digital transformation favorisce lo sviluppo di modelli di cura sempre più multidisciplinari e olistici.

In questo contesto, il monitoraggio da remoto agevola il coordinamento tra le diverse figure coinvolte nell’assistenza, tra cui medici, infermieri, specialisti e operatori territoriali, e supporta la gestione olistica del paziente.

Questo approccio risulta particolarmente rilevante nella gestione delle patologie croniche e nei percorsi di cura complessi1, come nel caso delle malattie rare, che richiedono il contributo di più professionisti.

CONCLUSIONI

In questo scenario, il monitoraggio da remoto non rappresenta solo uno strumento tecnologico, ma si configura come un modello organizzativo basato sulla gestione a distanza del paziente.

Attraverso l’integrazione tra raccolta continua di dati clinici e interazioni dirette, questo modello contribuisce a rendere il follow-up più proattivo, coordinato e centrato sul paziente, supportando l’evoluzione verso modelli assistenziali più integrati, efficaci e sostenibili1,2.

 

 


Bibliografia

  1. Farias FAC, Dagostini CM, Bicca YA, Falavigna VF, Falavigna A. Remote Patient Monitoring: A Systematic Review. Telemed J E Health. 2020 May;26(5):576-583. doi: 10.1089/tmj.2019.0066. Epub 2019 Jul 17.
  2. Rossi M, Rehman S. Integrating Artificial Intelligence Into Telemedicine: Evidence, Challenges, and Future Directions. 2025 Aug 23;17(8):e90829. doi: 10.7759/cureus.90829.
  3. Società Italiana di Medicina Narrativa (SIMEN). Patient-centered medicine. Disponibile su: https://www.simenitalia.it/patient-centered-medicine/ (Ultimo accesso il 17 marzo 2026).
  4. Serrano LP, Maita KC, Avila FR, Torres-Guzman RA, Garcia JP, Eldaly AS, Haider CR, Felton CL, Paulson MR, Maniaci MJ, Forte AJ. Benefits and Challenges of Remote Patient Monitoring as Perceived by Health Care Practitioners: A Systematic Review. Perm J. 2023 Dec 15;27(4):100-111. doi: 10.7812/TPP/23.022. Epub 2023 Sep 22.

L’Healthcare si evolve con la Voice search

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Parlare invece di digitare: le persone interagiscono in modo sempre più naturale con la tecnologia instaurando vere e proprie conversazioni con i dispositivi mobili (speaker e altri device smart) che rendono la comunicazione bilaterale; in sostanza chi effettua la ricerca pone la domanda e la macchina dà la risposta. Ciò accade nella vita di tutti i giorni e in particolare quando si ha bisogno di assistenza sanitaria o si cercano informazioni e supporto in ambito salute.

Un’analisi condotta da Google ha evidenziato le principali ragioni per cui le persone utilizzano il loro assistente virtuale:

  • Permette il multitasking
  • Consente di fare le cose più velocemente
  • Fa ottenere istantaneamente risposte e informazioni
  • Semplifica la routine quotidiana

Recenti dati pubblicati dalla piattaforma Chatmeter hanno calcolato che negli ultimi anni 19,1 milioni di persone si sono rivolte ai propri assistenti vocali per questioni sanitarie. Il più grande caso d’uso dell’assistente vocale segnalato per l’assistenza sanitaria nel 2019 è stato quello di chiedere informazioni sui sintomi della malattia (72,9%). Le persone hanno anche utilizzato assistenti vocali per avere informazioni mediche (45,9%), trovare l’ubicazione di un fornitore di servizi sanitari (37,7%), ricercare opzioni di trattamento (37,7%), ottenere informazioni nutrizionali (29,4%) e trovare un medico o un altro fornitore (28,2%). I consumatori, di tutte le età e di ogni genere, hanno dichiarato di sentirsi a proprio agio nell’uso degli assistenti vocali soprattutto per l’ampia varietà di argomenti trattati in ambito health.

L’obiettivo: rendere le pharma digitalmente evolute

La Voice Search si inserisce nel segmento del pharma digitalmente evoluto che prevede un approccio integrato, sempre più human-centered e sostenuto da tecnologie e piattaforme innovative e interattive. La consumerizzazione della sanità vede le persone con un ruolo più attivo nella ricerca, nella scelta e nel controllo delle proprie cure mediche: ciò richiede una costruzione di una strategia healthcare multicanale che presidi il maggior numero di touchpoint possibili.

Come funziona?

Dialogando con le VUI (Voice User Interface) con cui si è connessi – da Alexa a Cortana passando per Siri, Amazon Echo, Google Voice Search, Google Home – si inviano degli input vocali di richiesta (note in gergo come query) che la tecnologia interpreta e restituisce con i relativi risultati, anche questi vocali. È grazie ai potenti sistemi di intelligenza artificiale che i dispositivi, una volta ricevuta la query, restituiscono i risultati analizzando la grande mole di dati posizionata su un cloud connesso a internet.

Tale modifica nel comportamento di ricerca degli utenti influenza lo sviluppo degli algoritmi e ha conseguenze sulla SEO. Ecco perché durante il processo di ottimizzazione dei siti web per i motori di ricerca va presa in considerazione fin da subito la ricerca vocale (Voice Search) seguendo le linee guida della VEO (Voice Engine Optimization) e della VSO, (Voice Search Optimization), nuovi paradigmi complementari alla SEO. L’obiettivo è offrire alle persone la miglior esperienza conversazionale e di permettere alle pagine web e ai contenuti di posizionarsi nei cosiddetti VERSO (Vocal Engine Result Search Output): i risultati offerti dai dispositivi di Voice Search che corrispondono alle SERP (Search Engine Results Pages) ovvero le pagine dei risultati del motore di ricerca. È così che la Vocal Search favorisce il contatto con il brand e le conversioni.

In che modo un brand healthcare può ottenere traffico dalle ricerche vocali?

La strategia da seguire è l’ottimizzazione del motore di ricerca vocale VEO per raggiungere il maggior numero di pazienti tramite la voce. Rispetto alla SEO tradizionale, la Vocal Search richiede strategie e tecniche di posizionamento diverse e complementari. Occorre pertanto ottimizzare anzitutto gli aspetti tecnici del sito web con i Web Core Vitals, gli indicatori di performance che influiscono sull’indicizzazione dei risultati intercettando le richieste vocali. Per assicurarsi poi che il brand, l’ospedale, lo specialista o la farmacia sia elencato tra i risultati di ricerca è necessario curare l’online business profile fornendo all’utenza una serie di informazioni quali il nome dell’attività, l’indirizzo, i recapiti, il sito web, la categoria e la descrizione dell’attività e dei prodotti. Anche interagire con i pazienti rispondendo a domande e recensioni migliora il ranking e fa guadagnare classifiche più alte.

Parole chiave e strategia fluida nell’ottica dell’assistenza sanitaria di prossimità

La struttura dei siti, delle informazioni e la strategia di inserimento dei contenuti vanno pensati in maniera fluida per rispondere a domande sempre più articolate e meno circoscritte, artificiali e robotiche. Le ricerche vocali si basano su long-tail keyword e frasi più simili al linguaggio parlato con forme verbali in prima persona. Un esempio? I pazienti non cercano più “cura emofilia” ma “come posso curare l’emofilia?”. Le query vocali impiegano question words (cosa, dove, come, quanto, quale e quando) e le ricerche locali sono contraddistinte da espressioni del tipo: qui vicino, vicino a me, nei pressi di, in zona, che permettono ai pazienti di trovare nell’area geografica a loro più comoda il nuovo medico curante piuttosto che l’operatore sanitario o il centro clinico più vicino.

Dispositivi indossabili & healthcare

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Negli ultimi anni, la tecnologia indossabile (wearable) ha ricevuto una grande attenzione sia dall’industria farmaceutica che dai pazienti, portando a un incredibile aumento dell’interesse, decine di migliaia di nuovi brevetti depositati, centinaia di nuove aziende, migliaia di prodotti.

Questo tipo di tecnologia è diventata molto specializzata e differenziata al punto da prevedere una vasta gamma di prodotti, come ad esempio dispositivi da polso (orologi intelligenti, braccialetti), per la testa (occhiali intelligenti, cuffie), ornamentali (gioielli intelligenti, anelli e catene), e-textiles (indumenti intelligenti, t-shirt e abiti), e-patches (patch sensore e e-tatoo), per lo sport e fitness (sensori indossabili intelligenti, braccialetti intelligenti), ecc.

Dispositivi indossabili nel mondo healthcare

La tecnologia indossabile, anche quando nata per il mercato consumer, non ci ha messo molto a raggiungere il campo sanitario. In alcuni casi  è stata in grado di far evolvere il rapporto medico-paziente, proponendo un nuovo modo di affrontare la terapia e per raccogliere con frequenza importanti biomarcatori diversamente relegati ai controlli periodici di terapia.

Questi dispositivi sono stati anche di aiuto durante la pandemia COVID-19, permettendo il monitoraggio, la telemedicina e la salute digitale, cosa che ha aumentato la conoscenza e la familiarità a questo tipo di tecnologie da parte del grande pubblico.

A causa della rilevanza che questi dispositivi stanno avendo e la loro diffusione tra la popolazione, gli esperti in materia sono impegnati in ricerche per definire i criteri di qualità, controllo e certificazione necessari per ottenere i massimi benefici per gli utenti e i pazienti e dati affidabili.

Imprecisione nei wereable

Poiché le tecnologie indossabili sono sempre più utilizzate per la ricerca clinica e l’assistenza sanitaria, è fondamentale comprendere la loro accuratezza e determinare come gli errori di misurazione possano influenzare le conclusioni della ricerca e incidere sul processo decisionale in ambito sanitario. L’accuratezza delle tecnologie indossabili costituisce un argomento molto dibattuto

Questo ha a che fare con gli algoritmi di raccolta e analisi dei dati utilizzati nelle versioni precedenti di alcuni di questi dispositivi, che, a causa della interpretazione dei diversi toni della pelle, sensori di movimento imprecisi o segnali mal interpretati, tendevano a mostrare risultati distorti o non accurati.

Attualmente, le aziende di tecnologie indossabili sono responsabili della valutazione e della segnalazione dell’accuratezza dei loro prodotti, ma poca informazione sui metodi di valutazione è resa pubblica.

Un approccio più specifico ai PSP attraverso i dispositivi indossabili.

Importanti servizi a valore aggiunto come le terapie digitali, il monitoraggio remoto, la raccolta di biomarcatori stanno emergendo, di conseguenza, i fornitori di servizi tradizionali e l’industria pharma stanno vedendo crescenti opportunità nell’adattarsi ai modelli futuri per la fornitura di servizi di supporto al paziente che integrino anche queste componenti.

I programmi di supporto per i pazienti che promuovono servizi “oltre la pillola”, personalizzati in base al profilo di un farmaco o dispositivo medico dato a un paziente, sono molto in linea con i wearable, permettendo di affrontare i problemi che i pazienti sperimentano dopo una diagnosi rendendo il trattamento ottimizzato.

La tecnologia indossabile ha il potenziale per fornire servizi che aiutano a migliorare la qualità di vita dei pazienti e generare insight basati sui dati raccolti.

Gli assessment di sicurezza informatica e l’impatto sulla protezione dei dati

Assesment di sicurezza

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L’assessment di sicurezza informatica è il processo di definizione, identificazione, classificazione e prioritizzazione delle vulnerabilità nei sistemi informatici, nelle applicazioni e nelle infrastrutture di rete. Consiste in un approccio ragionato che prevede indagini non limitate all’aspetto tecnologico ma riguardanti l’interno dell’organizzazione, anche in relazione a processi e risorse.

Il suo ruolo è cruciale per garantire una valutazione di conformità di quanto implementato e sviluppato, rispettando i criteri che le leggi vigenti, le norme volontarie e gli schemi tecnici hanno definito e che l’organizzazione ha deciso di fare proprie.

Tutto questo è necessario per far sì che la sicurezza delle informazioni, gestite in un PSP digitale o in uno tradizionale attraverso una piattaforma CRM, sia quanto più possibile tutelata. Le perdite globali dovute alla criminalità informatica sono infatti molto significative, specialmente nell’ultimo anno e mezzo, dove i cambiamenti conseguenti alla pandemia hanno fatto sì che si aprissero nuove opportunità per gli attaccanti, per colpire utenti e aziende.

Sicurezza informatica: alcuni dati

Secondo il rapporto pubblicato dal Center for Strategic and International Studies e dalla società di sicurezza informatica McAfee, la crisi da Covid-19 ha fatto sì che moltissime truffe venissero attuate, sfruttando le paure dei consumatori e delle imprese, facendo leva anche sulle conseguenze organizzative dell’adozione massiva  dello smart working.

Quello che accade, si legge nel rapporto, è che il panorama delle minacce negli ultimi due anni è cambiato: i criminali non prendono più di mira solo i dispositivi o utenti specifici ma intere organizzazioni, andando a danneggiare sia ecnomicamente che dal punto di vista reputazionale l’azienda stessa – attraverso una forma di riscatto – e, spesso, causando un’interruzione del normale flusso di lavoro.

Ma quali sono le ragioni che portano ad attacchi informatici e come possono essere classificati? Secondo il Data Breach Investigations Report del 2020 realizzato da Verizon, l’86% delle violazioni sono state fatte per motivi finanziari, il 10% invece per attività di spionaggio. E ancora, il 17% riguarda malware e il 22% il pishing, ovvero il tentativo di impadronirsi illegalmente dei dati personali di un utente, e di altre utili informazioni, generalmente al fine di derubarlo o di impossessarsi della sua identità.

Secondo uno studio pubblicato da Accenture, il 68% dei business leader, ritiene che i rischi correlati alla cybersecurity stiano aumentando e che di conseguenza siano necessarie attività volte a tutelare in maniera efficace le organizzazioni e i dati, in particolare nel mondo healthcare.

Nel settore sanitario, infatti, ad essere esposti a possibili attacchi informatici sono informazioni estremamente delicate, come quelle dei pazienti, per cui le regole da rispettare e gli standard di conformità sono complessi e articolati. Nel rapporto provider – cliente, infatti, sono numerosi gli audit richiesti per verificare che i processi e le tecnologie  seguano le misure necessarie per garantire la sicurezza delle informazioni gestite dalle piattaforme di supporto.

Come verificare la sicurezza delle informazioni?

Tra i gli approcci più consolidati c’è sicuramente il penetration test, che ha lo scopo di testare un sistema andando a simulare dei veri e propri attacchi informatici perpetrati da un avversario, e il vunerability assessment che invece ha lo scopo di valutare le vulnerabilità presenti senza tentare di sfruttarle. In modo analogo è possibile analizzare la sicurezza fisica degli uffici e degli impianti o la resistenza agli attacchi di ingegneria sociale delle persone o dei processi.

Dunque, per mantenere costante la protezione dei dati e poter dimostrare diligenza e accountability, anche in base a quanto previsto dal GDPR, è fondamentale svolgere regolarmente gli assessment di sicurezza informatica e, se questo è vero in generale, lo è ancora di più quando si parla di piattaforme CRM che trattano dati healthcare.

 

Digital Healthcare e supporto umano: l’integrazione come valore aggiunto dei PSP

Supporto umano

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Piattaforme che facilitano il monitoraggio della sintomatologia dei pazienti, applicazioni che agevolano il contatto con il medico, dashboard aggiornate in tempo reale per permettere agli Specialisti di valutare l’andamento della terapia, device che aiutano a mantenere una buona aderenza- come nel caso di SimpleMed+ di Vaica .

Sono tante le opportunità offerte dai nuovi strumenti di digital health che ampliano il perimetro delle soluzioni destinate al controllo e al supporto continuativo dei pazienti affetti da patologie croniche.

Il valore aggiunto fornito dal digitale ai programmi di supporto al paziente è stato fondamentale per l’incremento di tali tecnologie, soprattutto nell’ultimo anno. Durante l’emergenza COVID-19 , il mondo healthcare si è affidato in modo particolare agli strumenti digitali per garantire la continuità operativa dei PSP nel rispetto della sicurezza di medici e pazienti.

In che modo le applicazioni, le piattaforme e gli assistenti vocali entrano a far parte della quotidianità dei pazienti? Come possono essere inserite in modo efficiente nei programmi di supporto per creare un valore aggiunto per tutti gli stakeholder dell’healthcare?

Gli strumenti per la creazione di PSP integrati

In un periodo legato ad un’emergenza sanitaria le soluzioni digitali possono quindi costituire l’unica opzione di supporto? Assolutamente no: il digital divide continua ad essere presente e sale il tasso di invecchiamento della popolazione.  Pertanto un provider di programmi di supporto deve saper cogliere il valore delle innovazioni e le potenzialità che esse possono offrire ai diversi attori dell’healthcare integrandole con componenti che possano risponde alle necessità reali dei pazienti.

Ad esempio, offrire al paziente una soluzione digitale in cui vengono monitorati i parametri vitali o i valori a cui prestare attenzione, offrendo al contempo un call center con personale opportunamente formato pronto a rispondere ai propri dubbi di natura tecnica quanto sanitaria può rappresentare un ottimo compromesso per raggiungere l’integrazione tra supporto umano e digitale.

Per questo motivo è fondamentale seguire un approccio patient experience designed, basato sull’ascolto delle necessità del paziente per disegnare soluzioni che rispondano agli unmet needs individuati e ai pain points dichiarati. Solo attraverso questa attività si può comprendere quanto una offerta digitale possa avere reale valore per gli utilizzatori e quanto sia necessario integrarla con componenti non digitali.

Una volta disegnato e avviato il PSP, il passo successivo prevede la raccolta di dati di real world evidence, i quali permettono di monitorare l’efficacia che il programma ha per tutti i suoi destinatari; uno strumento di verifica di questo tipo di dati viene può essere costituito dalle survey che permettono di raccogliere misurare l’esperienza del paziente in momenti critici prestabiliti. In questa maniera è possibile valutare l’andamento di KPI di programma stabiliti per determinarne la sua efficacia.  Attraverso le survey si può indagare come il PSP abbia migliorato la condizione del paziente in termini di aderenza e più in generale di qualità di vita. Come? Raccogliendo il suo stato pre- PSP e comparandolo a 6, 12 mesi fino allo stop delle attività di supporto, qualora sia previsto.

La sfida per il provider consiste nel dimostrarsi flessibili nell’apportare modifiche in accordo ai dati di real world che emergono dall’analisi dell’esperienza.

 

 

 

 

 

Digital Health, gli strumenti digitali a supporto delle patologie respiratorie

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Lo scenario che si sta delineando in questi anni è quello di una crescente attenzione allo sviluppo degli strumenti di Digital Health, i quali mutano il ruolo degli attori healthcare e ampliano fortemente il perimetro di azione delle tecnologie attive in ambito sanitario. In particolare, aumenta la disponibilità di soluzioni destinate sia al benessere e alla prevenzione della collettività, che al controllo e al supporto continuativo dei pazienti affetti da patologie croniche da monitorare nel lungo periodo.

Nello specifico, l’asma, la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), le fibrosi polmonari e le apnee del sonno sono solo alcune delle più comuni patologie respiratorie che hanno un peso rilevante sui Sistemi Sanitari Nazionali e sulla qualità di vita dei pazienti.

I bisogni di queste diverse categorie di pazienti possono essere soddisfatti fornendo loro soluzioni digitali che li supportino quando e dove necessario e che allo stesso tempo rappresentino delle vere e proprie sorgenti di dati. Sono questi ultimi, raccolti attraverso differenti strumenti digitali e contemperando tutti i vincoli e le previsioni normative, l’elemento fondamentale per alimentare sistemi analitici o algoritmi evoluti che siano in grado di trasformare il dato in conoscenza, evidenza ed impatto di valore e che possano supportare studi di Real World Evidence su ampia scala.

Le moderne soluzioni digital per il monitoraggio e la gestione delle cronicità respiratorie

 

Le patologie respiratorie e in particolare l’asma e le BPCO sono malattie croniche delle vie respiratorie che hanno un forte impatto sui pazienti, sulle loro famiglie e sulla società attestandosi al terzo posto nelle cause di morte in Italia rilevate dall’Istat. Una parte consistente di questi decessi non è da attribuire solo alla gravità della patologia, ma anche alla scarsa aderenza alla terapia o ad abitudini di vita e comportamenti non adeguati. Per supportare le sfide derivanti dalla gestione di questi aspetti sono state introdotte diverse soluzioni digitali che coadiuvano e integrano le terapie tradizionali grazie a dispositivi che, a differenza delle soluzioni precedentemnete reperibili, integrano le Application Program Interface (API) che consentono la trasmissione sicura e controllata di dati tra diversi dispositivi, piattaforme e ambienti cloud.

Esistono, infatti, soluzioni di supporto digitale che offrono dashboard online e combinano le rilevazioni di dispositivi quali spirometri, CPAP (Continuous Positive Airway Pressure) e altre strumentazioni con App e dataset, i quali aiutano sia il paziente nella gestione di un piano personalizzato di supporto alla propria terapia che il medico specialista fornendogli dati utili per poter osservare in tempo reale il decorso della patologia.

La raccolta automatica dei dati relativi al trattamento e all’aderenza, coadiuvata da connettività 4G, nonché dalle API presenti in dispositivi di nuova generazione, consente uno scambio sicuro e autorizzato di informazioni tra i diversi specialisti e attori healthcare permettendo un monitoraggio costante dei risultati e degli indicatori di salute. Una volta che questi dati vengono raccolti in piattaforme di Patient Relationship Management come ICARE Platform, possono essere elaborati e integrati con altre fonti di dati per creare dashboard olistiche e analytics dettagliati. Tutto ciò è la base che permette a team di Data Analyst specialisti, di fornire servizi di consulenza e analisi per avviare studi complessi e integrati di RWE.

Tuttavia, dalla soluzione digitale di supporto o accompagnamento al vero e proprio digital therapeutics lo scenario della digital health è ancora in profonda evoluzione e quelle elencate sono solo alcune delle soluzioni esistenti per supportare queste patologie croniche.

Telemedicina, l’evoluzione normativa e tecnica

telemedicina

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La telemedicina è un concetto ampio che racchiude un insieme di attori, metodologie, strumenti e tecnologie; che rivelano il loro effettivo potenziale solo quando si trasformano in un atto di diagnosi e cura.

Negli ultimi mesi è diventato un tema di rilevanza mediatica e ha “risvegliato” l’interesse di una parte degli addetti ai lavori in seguito alle restrizioni riguardanti la mobilità generale e l’accesso ai presidi di cura, introdotte nelle varie fasi di gestione della pandemia da Covid-19.

Anche analizzando i risultati di Google trendslo strumento che misura le ricerche effettuate sul popolare motore di ricerca – si può notare come in Italia si sia effettivamente verificato un picco di interesse sul tema della telemedicina nel periodo che va dal 22 marzo al 23 maggio di quest’anno che coincide esattamente con la fase di lockdown durante la quale, alle normali visite in presenza, sono state affiancate, ove possibile, soluzioni “da remoto”.

 

I passaggi chiave dell’evoluzione normativa 

Il percorso normativo che ha portato allo sviluppo della telemedicina in Italia ha radici profonde, ma gli atti più recenti sono quelli che hanno dato la maggiore spinta all’effettiva implementazione.

Tra questi, vale la pena evidenziare alcuni passaggi chiave: già nel luglio del 2012 l’Assemblea generale del Consiglio Superiore di Sanità approva le Linee di indirizzo nazionali sulla telemedicina e, due anni dopo, nel 2014, la Conferenza Stato-Regioni sancisce l’Intesa sulle Linee di indirizzo.

Negli ultimi 12 mesi, ci sono stati diversi cambiamenti sia a livello nazionale che regionale. L’ISS (Istituto Superiore di Sanità) ad aprile ha fornito le indicazioni ad interim per i servizi assistenziali di telemedicina durante l’emergenza sanitaria. Nella fattispecie il documento fa da supporto alla realizzazione di servizi in telemedicina durante l’emergenza COVID-19, offrendo indicazioni, individuando problematiche operative e proponendo soluzioni. Inoltre, molte delle regioni italiane, tra le quali anche: Lazio, Piemonte, Lombardia, Veneto e  Sardegna, hanno incluso le prestazioni di telemedicina nei propri tariffari regionali.

Queste basi, benché imperfette, sono sufficienti a costituire il punto di partenza a cui associare i finanziamenti necessari e un’effettiva capacità esecutiva per rendere la telemedicina uno strumento accessibile in maniera estesa.

Il punto d’incontro si raggiungerà facendo convergere queste iniziative con il Fascicolo Sanitario Elettronico e rendendole uniformemente disponibili su scala nazionale.

 

Telemedicina specialistica, definizioni e classificazioni

In Italia la normativa prevede una classificazione a più livelli che tiene conto dell’ambito, del tipo di patologia, del ruolo del paziente e delle relazioni tra i diversi attori.

Vi sono diverse modalità attuative nell’ambito dell’assistenza sanitaria, tra queste: la televisita, il teleconsulto e la telecooperazione.

Si può definire “televisita” il momento in cui il medico interagisce con il paziente a distanza per effettuare controlli periodici, valutazioni dei referti con il supporto eventuale del caregiver e, in caso di necessità, prescrizione di farmaci o cure. Durante la televisita un operatore sanitario che si trovi vicino al paziente, può assistere il medico. Se tale visita anche a distanza garantisce tutti i requisiti di quella erogata in presenza, può essere considerata come prestazione specialistica ai sensi della normativa vigente.
Il collegamento deve consentire di vedere e interagire con il paziente e deve avvenire in tempo reale o differito. Il “teleconsulto”, invece, è un’indicazione di diagnosi e/o di scelta di una terapia che non prevede la presenza fisica del paziente. Si tratta di un momento di consulenza a distanza fra medici e, come quella effettuata in presenza, non necessita di una remunerazione a prestazione, pertanto di una tariffa ad hoc.

Per “telecooperazione” si intende l’assistenza fornita da un medico (o altro operatore sanitario) ad un altro medico (o operatore sanitario) impegnato in un atto sanitario. Il termine viene utilizzato anche per la consulenza fornita a quanti prestano un soccorso d’urgenza

 

Le finalità e i fattori abilitanti

Monitoraggio regolare dei pazienti, prevenzione secondaria, nonché facilità di movimento delle informazioni diagnostiche e regolare valutazione dell’adempimento prognostico: le finalità della telemedicina sono molteplici e, come suggeriscono le Linee di indirizzo del Ministero della Salute, toccano i diversi momenti del patient journey dalla diagnosi all’assistenza terapeutica con i controlli periodici e i monitoraggi necessari.

Per esempio, gli strumenti di telemedicina possono essere utilizzati per agevolare l’iter diagnostico soprattutto per quel che riguarda il passaggio materiale dei referti, molto spesso legato al movimento fisico del paziente. Per coloro, invece, ai quali già stata diagnosticata una patologia, la telemedicina può rivelarsi utile per garantire la continuità del monitoraggio e dei controlli periodici dei parametri vitali.

Alla luce di quelli che sono i vantaggi appena elencati, per rendere concretamente adottabile la telemedicina è necessario che la classe medica, i provider e tutti gli stakeholder inizino a dotarsi di competenze legali, relazionali, comunicative e tecnologiche in grado di rispondere efficacemente a tale cambiamento.

Per esempio, la formazione può giocare un ruolo fondamentale soprattutto per coloro che devono utilizzare la telemedicina: da questo la scelta di alcune Pharma di offrire percorsi educazionali per esplorare i vari aspetti di quest’ultima.

In parallelo, anche le dotazioni tecnologiche dei professionisti healthcare dovranno essere allineate con le esigenze della telemedicina guardando alle opportunità offerte dalle innovazioni digitali.

Trovare alternative alle visite in presenza rimarrà un punto cruciale, una sfida da affrontare anche nel prossimo futuro, una necessità per ridurre le potenziali occasioni di contagio e per agevolare e contingentare gli accessi alle strutture ospedaliere e ambulatoriali.

 

 

 

 

 

 

Il digitale a supporto della terapia: cosa abbiamo imparato dal COVID-19

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Come avremmo vissuto il lockdown se fosse capitato 10 o 20 anni fa? Grazie all’accessibilità e alla facilità di utilizzo di strumenti tecnologici in grado di accorciare le distanze, molte persone sono riuscite a consultare il proprio medico, a continuare a lavorare e studiare, nonché a rimanere in contatto con i propri affetti.

Ed ecco che ogni dispositivo digitale è diventato il mezzo con cui annullare le distanze, specialmente nel settore healthcare. Skype, Facetime, Whatsapp, Zoom, Meet sono stati solo alcuni degli strumenti che hanno riempito le nostre giornate permettendo di mantenerci connessi, proseguire le nostre attività di lavoro, ma soprattutto rendere possibile la continuità delle cure. Nel mondo healthcare infatti questi strumenti digitali, indipendentemente da quelle che erano le indicazioni iniziali, sono stati ampiamenti usati “off-label” con grande beneficio di operatori e pazienti. Questi ultimi si sono resi conto che gli strumenti digitali, videoconsulto / videovisita in primis, sono accessibili, dove serve, quando serve, in maniera tempestiva e conveniente, consentono di garantire una continuità operativa e terapeutica mai immaginata prima.

Una recente pubblicazione ha analizzato come l’erogazione delle cure primarie in Catalogna e l’inversione del numero delle visite tra l’incontro “Face-to-Face” e il teleconsulto sono mutati in maniera repentina e drastica durante il primo mese e mezzo di lockdown.

I progetti del mondo farmaceutico per supportare la trasformazione digitale

Questa veloce evoluzione non è rimasta inosservata dal mondo farmaceutico che immediatamente ha avviato, in collaborazione con provider qualificati, progetti per supportare questa trasformazione digitale con azioni sia tecnologiche che educazionali a beneficio dei principali stakeholders: pazienti e medici.

Per applicare al meglio i protocolli di prevenzione e per ridurre i rischi legati allo spostamento delle persone, molti servizi offerti dalle strutture mediche sono stati ripensati per permettere ai pazienti di incontrare il proprio Specialista di riferimento con una videochiamata, senza necessariamente recarsi di persona in ambulatorio. Per quanto riguarda il PSP, sono stati messi in atto protocolli per minimizzare il contatto utilizzando le stesse videochiamate o, laddove la popolazione non sia tecnologicamente preparata, delle chiamate telefoniche.

Globale e locale, una risposta integrata  

La magnitudine di questa rivoluzione digitale è stata tale da provocare anche una risposta veloce del mondo della Pubblica Amministrazione: la regione Toscana e il Veneto hanno deliberato atti di adozione e inserimento delle prestazioni eseguibili in Telemedicina nel Nomenclatore Tariffario Regionale equiparandole, nei fatti, alle prestazioni erogate in maniera tradizionale.

Tuttavia, questa situazione ha fatto emergere l’importanza di affiancare a un’azione mirata locale, una risposta integrata più ampia che coinvolgesse più Stati nel Mondo.

Per questo motivo, provider qualificati dal know-how internazionale si sono rivelati perni fondamentali per garantire soluzioni digitalizzate nel rispetto delle normative vigenti nei diversi territori.

Una spinta verso il futuro?

Chatbot, visite online, videoconferenze, webinar e geolocalizzazione. Sono solo alcune delle opportunità date dai servizi IT e che il mondo helthcare può introdurre in uno slancio verso un futuro che porti a benefici tangibili. Le relazioni tra medico, paziente, infermieri e Associazioni, non potranno che essere guidate alla luce di quelle che sono le offerte tecnologiche dell’ultimo decennio.

I risultati di questi importanti passi verso un’apertura del Sistema Salute a un utilizzo massiccio delle tecnologie saranno visibili solo nel tempo, ma quello che conta è che la tecnologia abbia permesso di portare avanti la continuità di cura in un momento sofferente come quello generato dal Covid-19.

 

Digital health, la rivoluzione digitale della sanità al tempo del COVID-19

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Chatbot, visite online, videoconferenze, webinar e geolocalizzazione. Durante l’emergenza COVID-19 il mondo healthcare si affida alle opportunità offerte dai servizi digitali per garantire la continuità operativa nel rispetto della sicurezza di medici e pazienti.

In prima linea a fronteggiare l’emergenza Coronavirus ci sono medici, infermieri e operatori che insieme a tante altre figure professionali del panorama sanitario, stanno cercando di assicurare le cure adeguate a tutte le persone che ne hanno bisogno.

Compito molto difficile in un momento come questo. L’accesso limitato a dispositivi di protezione individuale come mascherine, guanti e occhiali protettivi, la necessità di continuare percorsi terapeutici fondamentali per alcune categorie di pazienti e la volontà di contrastare il diffondersi di questo virus con tutti i mezzi possibili, hanno portato gli operatori del mondo healthcare ad approfondire e a sperimentare l’utilizzo di alcune tecnologie digitali.  Tra queste vi sono le videoconferenze, le visite online, i chatbot e i webinar che già in molti contesti lavorativi sono ampiamente adottati, ma in questa situazione contingente si sono rivelati elemento di svolta per affrontare questa emergenza.

La tecnologia per essere vicini da remoto

Ci sono dei percorsi terapeutici che devono essere effettuati in presenza, ma esistono molti altri servizi e programmi di supporto alla persona che possono essere mantenuti attivi sfruttando i servizi digitali di connessione da remoto e i software per webinar e videoconferenze.

“La mia professionalità è ancora a loro disposizione, ma a distanza. Per proteggerli – così racconta Sarah, infermiere di home therapy che segue alcuni pazienti in programmi di home training e monitoraggio-. Devo spiegare loro che per un po’ non ci vedremo, ma che ci sentiremo e che sono sempre a loro disposizione, solo dietro a un telefono”.

Per applicare al meglio i protocolli di prevenzione e per ridurre i rischi legati allo spostamento delle persone, molti servizi offerti dalle strutture mediche e numerosi Programmi di Supporto al Paziente sono stati ripensati per permettere ai pazienti di incontrare il proprio Specialista di riferimento con una videochiamata, senza necessariamente recarsi di persona in ambulatorio. Per quanto riguarda il PSP, sono stati messi in atto protocolli per minimizzare il contatto utilizzando le stesse videochiamate o, laddove la popolazione non sia tecnologicamente preparata, delle chiamate telefoniche.

Gli Informatori Scientifici del Farmaco e gli Informatori Scientifici che per lavoro vanno abitualmente da ambulatorio ad ambulatorio e da ospedale a ospedale per incontrare medici, farmacisti e altri operatori, oltre al pericolo del contagio possono diventare loro stessi fonte di diffusione del virus. Per questo motivo molte case farmaceutiche hanno dovuto fermare le trasferte e gli spostamenti dei propri informatori. Tuttavia, i rapporti che questi ultimi hanno con i medici non possono interrompersi, rimanere in contatto è fondamentale. Per farlo, però, è necessario cambiare le modalità di comunicazione e formazione tradizionali. Agli incontri di persona potranno sostituirsi webinar e strumenti di eLearning che permetteranno agli Informatori di continuare a svolgere il loro lavoro senza andare di persona negli studi medici e nei reparti.

Inoltre, in questo momento di emergenza e quarantena forzata per la maggior parte delle persone, sono tanti i publisher e le società scientifiche nazionali e internazionali che stanno mettendo a disposizione gratuitamente contenuti scientifici fruibili online. Si tratta di un passo importante verso una ricerca più accessibile e aperta.

I chatbot per riconoscere i sintomi e adottare i comportamenti corretti

Un Chatbot è un software capace di conversare con un utente in linguaggio naturale, comprendendone le intenzioni e rispondendo secondo le linee guida e i dati di cui dispone.

Per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, dal 7 marzo la Regione Lombardia ha messo a disposizione sul proprio portale un Chatbot che permette di accedere a un percorso guidato il quale, rispetto ai sintomi selezionati, porta alla scelta delle azioni più corrette da compiere, sulla base delle linee guida del Ministero della Salute e degli organi internazionali preposti alla gestione dell’emergenza.

Un mezzo che permette un contatto immediato e diretto per chi è in cerca di informazioni veloci e validate.

La stessa OMS sta lanciando proprio in queste giornate un servizio di messaggistica in partnership con Facebook e Whatsapp che serve per dare risposte alle persone in merito all’emergenza Coronavirus.

 Geolocalizzazione e Big Data per contrastare la diffusione del COVID-19

Utilizzare i Big Data e gli strumenti di geolocalizzazione per valutare velocemente l’effetto delle misure non farmacologiche di contenimento della diffusione del COVID-19 come la riduzione della mobilità e l’incremento della distanza sociale, è stato realizzato da un gruppo di ricercatori dell’ISI di Torino in collaborazione con la società Cuebiq, specializzata in analisi di big data.

Come spiega ai microfoni di diverse testate giornalistiche, Michele Tizzoni dell’ISI Torino, da quando è iniziata l’emergenza (verso il 21 di febbraio) a ora, i ricercatori hanno ricostruito il calo verticale di movimenti e interazioni utilizzando i dati anonimizzati ricavati da alcune applicazioni di uso comune. In questo modo, sono riusciti a costruire grafici e analisi statistiche dell’effetto delle misure attuate dal governo italiano. A questa ricerca si aggiungono numerose proposte di applicazioni in grado di mappare i movimenti degli italiani e l’insorgere di focolai, che stanno arrivando sul tavolo del ministero dell’Innovazione e che la polizia Postale e il Garante della Privacy dovranno valutare in materia di tutela dei dati personali.

Medici e informatici diventano quindi un team unico per cercare di garantire sistemi efficienti, efficaci e sicuri, che riescano a tenere sotto controllo il sovraccarico in momenti di picco come questi, senza però perdere la propria flessibilità.

Tante ancora sono le opportunità offerte dai servizi IT e che il mondo helthcare può introdurre in uno slancio verso un futuro che porti a benefici tangibili rapidamente adottati.